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 Stupor mundi

 

«Palermo: millecentonovantaquattro, a Natale,

mio padre Enrico è incoronato re, in cattedrale;

Jesi: in piazza sotto una tenda, il giorno seguente,

Costanza, mia madre, mi partorisce pubblicamente.

 

Col nome di Federico Ruggero venni battezzato.

Io fui italiano per nascita e per come fui educato;

ero Svevo degli Hohenstaufen, per parte paterna;

ero Normanno degli Altavilla, per parte materna.

 

Portai la corona del sacro romano impero,

fui re di Sicilia, compreso il sud d’Italia intero,

 re di Germania e Signore dello Svevo Ducato,

  di Gerusalemme re mi sono autoincoronato.

 

Passai alla storia come Federico secondo;

 “Stupor mundi” venivo chiamato nel mondo.

Favorivo il dialogo tra tutti gli esseri umani:

a corte stavo con cristiani, ebrei e musulmani.

 

Parlavo latino, siciliano, tedesco comunemente,

e poi francese, arabo, greco frequentemente.

Le Constitutiones Augustales a Melfi ho emanato.

Sotto di me, lo zero cominciò a essere utilizzato.

 

Fin dai confini lontani riorganizzai il mio regno:

fondai L’aquila, così chiamata dal mio atavico segno.

Costruii l’acquedotto a Sulmona, diventata capitale

della regione d’Abruzzo e sede di giustizierato locale.

 

Edificai un castello strategico a Rocca Imperiale.

A Napoli fondai la prima università laica statale.

Promossi la medicina alla scuola di Salerno.

Curai la poesia siciliana alla corte di Palermo.

 

Diseredai mio figlio Enrico, perché fu un traditore,

al suo posto, scelsi Corrado come mio successore.

Ebbi rapporti problematici e turbolenti col papato,

fui più volte scomunicato e per anticristo indicato.

 

 “Mors sub flore” mi  aveva profetizzato il destino:

ammalato, un dì mi portarono a Castel fiorentino,  

qui la morte mi prese all’età di cinquantasei anni.

Fui sepolto a Palermo, con i miei avi Normanni

(Pino Bullara)




Corradino






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